Scopri il significato di luce e buio nello yoga e come la meditazione aiuta a fare chiarezza nella mente. Con pratica guidata semplice.
Domenica 21 dicembre cade il Solstizio d’Inverno, noto come il giorno più corto dell’anno e, di conseguenza, la notte più lunga.
Se pensiamo alle parole giorno e notte, la mente le associa immediatamente alla luce e al buio, due fenomeni carichi di simboli e significati profondi.
Nello yoga, la parola luce può essere tradotta in molti modi diversi, e ognuno di essi porta con sé una sfumatura particolare legata alla spiritualità, alla filosofia e ai cosiddetti corpi sottili.
Ad esempio, Jyoti significa luce, fiamma, luminosità interiore e indica la luce della coscienza: la presenza consapevole che illumina l’esperienza. Jyoti è una luce che non proviene dall’esterno, ma nasce dalla consapevolezza.
Prakāśa è la luce intesa come illuminazione, chiarezza, manifestazione. È la qualità illuminante della coscienza, ciò che rende ogni esperienza “visibile”.
Sattva rappresenta la luce come purezza, conoscenza, armonia ed equilibrio. Nella teoria dei tre Guna, le qualità del mondo materiale, sattva è la qualità luminosa della mente: calma, trasparente e stabile. Una mente sattvica è, appunto, una mente luminosa.
Dīpa o Dīpikā significa lampada, la luce che guida. Non a caso, nel testo classico dello yoga Hatha Yoga Pradipika, lo yoga è inteso come una lampada accesa lungo il cammino interiore.
Anche la parola buio trova diverse traduzioni. Avidyā, il primo dei cinque Klesha (le afflizioni o ostacoli descritti negli Yoga Sūtra di Patañjali), significa ignoranza o non conoscenza. Avidyā è il buio che impedisce di vedere la realtà così com’è: una visione distorta in cui l’eterno viene scambiato per il transitorio, il piacere per il dolore, il puro per l’impuro.
Tamas è il buio inteso come oscurità, inerzia, pesantezza. Sempre nella teoria dei tre Guna, rappresenta il principio dell’offuscamento, della stagnazione fisica e mentale. Tamas è il buio che immobilizza e confonde
Ciò che trovo affascinante di questi concetti è che, mentre nella cultura occidentale luce e buio sono spesso contrapposti e separati – secondo una logica di dualità (bianco/nero, maschile/femminile, solare/lunare) – nella filosofia yogica non sono antagonisti. La parola stessa yoga significa unire, collegare.
Luce e buio, nello yoga, sono stati della coscienza, qualità della mente, livelli di consapevolezza. Non si combattono: il buio (tamas) non va eliminato, ma reso visibile dalla luce (jyoti, prakāśa).
Nello yoga il buio non è il male, ma ciò che non è ancora visto.
La luce non è qualcosa da ottenere, ma ciò che emerge quando impariamo a osservare e a distinguere nella confusione della mente e dei pensieri.
Tra le pratiche che più aiutano a fare luce e chiarezza nel buio della confusione mentale, un ruolo centrale è occupato dalla meditazione.
Si inizia osservando il respiro e le reazioni della mente, con uno sguardo privo di giudizio. Con la pratica e la ripetizione, qualcosa lentamente si trasforma e diventa visibile.
La meditazione ci aiuta a fare luce su noi stessi, a mettere ordine nel disordine e a prendere consapevolezza di ciò che siamo.
Se vuoi provare a illuminare l’oscurità della tua mente, segui questa breve pratica
Siediti in una posizione comoda.
Puoi sederti su una sedia o sul pavimento, e tieni bene eretta la tua schiena
Chiudi lentamente gli occhi e inizia ad osservare il tuo respiro senza giudicarlo, senza intervenire.
Osserva se è un respiro rilassato o se è un respiro veloce, rapido.
Limitati ad osservarlo per qualche istante.
Ora inspira ed espirando rilassa tutte le spalle, le braccia, il collo.
Inspira ed espirando rilassa le gambe, i piedi, i glutei, l’addome.
Inspira ed espirando rilassa tutto il corpo, tutto il corpo, tutto il corpo.
Ora porta la tua attenzione al centro tra le sopracciglia e visualizza una sfera
luminosa che ad ogni inspiro illumina i pensieri
e ad ogni espiro si espande in tutto il corpo.
Continua ad osservare questa luce e non giudicare i pensieri che vedi,
semplicemente lasciali fluire.
Continua ad osservare il fluire dei pensieri illuminato dalla sfera luminosa.
Ora abbandona questa visualizzazione e ritorna a sentire le sensazioni del corpo.
Sfrega i palmi delle mani tra di loro e portali sugli occhi.
Grazie
Hari Om Tat Sat